Il Sasso di Petorsola

Monte Amiata: Santa Fiora

Le fate dell'Amiata

C'era una volta, proprio fuori da Santa Fiora, un maestoso e bellissimo castello abitato da simpatiche fatine. 
La fata guida del gruppo, la più bella e la più importante, colei che poteva andare al forno del paese a cuocere il pane, si chiamava Petorsola




"Narra la leggenda che giungesse ad infornare il pane una donna che abitava un castello vicino, che per la sua bella posizione dominava Santa Fiora. Petorsola, questo il nome della donna, portava sempre con se la sua piccola figlia. A differenza delle comari, non parlava con nessuno, era schiva e riservata, e cotto il pane se n’andava, senza proferir parola. "
- Archivio delle tradizioni popolari della maremma grossetana -



Petorsola si era guadagnata la curiosità e l'inimicizia del paese per il suo modo di fare schivo e poco socievole. 
Così, le donne di Santa Fiora decisero di organizzare un brutto scherzo alla fata mirato a farla parlare, a sentire che voce avesse. 
Accadde che una mattina mentre infornavano il pane, arrivata Petrorsola con la sua bambina, le donne dal macabro umorismo, fecero il gesto di infilarne la figlioletta  nel forno. Questa, terrorizzata dal gesto, emise un urlo, afferrò la piccola e gridò : 
“ Non si è mai visto questa cosa fare: figlie di fate volerle infornare!”

Fu tanta la paura che Petorsola svelò la sua vera identità, oltre che aver parlato. Tornata al castello, livida di rabbia, per vendicarsi dell'affronto subito dagli abitanti di Santa Fiora, trasformò il castello in un sasso. 


Così nessuno le avrebbe mai più potute vedere, così terminava il rapporto civile di convivenza del paese con le fate. 
Ma non solo, si trasformarono tutte in gatti e cominciarono ad andare al forno solo di notte e a fare degli scherzi agli abitanti, come intricare le code e le criniere dei cavalli nelle stalle. 
Per questo si usa mettere alla porta delle stalle un rametto di ginepro. Le credenze popolari narrano  che le streghe sono attratte irresistibile dal contare ciò che di più piccolo e numeroso incontrano nel loro cammino. Contando i rametti e gli aghi del ginepro sarebbe trascorsa la notte e spuntato il sole.


Oggi a distanza di anni,  se vi recate nelle vicinanze del macigno in notti di luna piena, potete ancora vedere, un attimo prima dell'alba, una schiera di gatti neri che in fila rientrano da Santa Fiora per poi sparire all'interno del sasso che oramai tutti chiamano il "Sasso di Petorsola".