Leggenda del fiume Ombrone

Maremma
Ambra e Ombrone

C'era una volta Ambra, una ninfa di una bellezza pazzesca.  
Sinuosa, elegante, sofisticata e conturbante la ninfa quella notte danzava vestita solo dei raggi  luna. 
Lucciole verdi erano i suoi occhi, quel verde arricchito di sfumature dorate, scintillanti. I capelli lunghi ricci e neri  incorniciavano  quel magnetico sguardo spiato al chiaro di luna. 

Ombrone accecato da tanto splendore se ne innamorò perdutamente.  
 La ninfa invece, sfuggente e dispettosa si face rincorrere senza mai farsi sfiorare.

 Attraversarono campagne, radure, boschi e pinete. 

Ma ahimè le forze vennero a mancare e Ambra cadde tramortita a terra e sentendosi perduta all'imminente arrivo di Ombrone, invocò l'aiuto di Diana. 


La spietata Dea protettrice della castità trasformò la ninfa in un grandissimo masso, una piccolissima isoletta.

Fermare l'amore e la tenacia di Ombrone risultò impossibile. Egli fedele e convinto più che mai circondò la sua Ambra con un abbraccio spumeggiante sussurrandole con tenere melodie in ogni giorno e notte a divenire. 

Vane furono tutte le suppliche della ninfa e del giovane Ombrone a Diana completamente non curante del loro dolore.  

I pianti e le urla di Ombrone furono uditi per secoli.

 L'albero della saggezza, il vecchio albero, udendo tanti lamenti si rivolse a Ombrone e  gli rispose: 

“È  meglio cantare, piangere, soffrire ,per un irraggiungibile amore, piuttosto che non aver mai provato l'amore”