VACANZE A CASTIGLIONE di Annalisa Lino

Ricordi di Castiglione della Pescaia

Tra Marina di Grosseto e Castiglione della Pescaia, nella strada della pineta, ad un certo punto si vede il castello tra i pini. È da lì che iniziava la vacanza.
 Gridi di giubilo, io e mio fratello Renato non stavamo nella pelle, la gioia era infinita. 
Appena arrivati subito correvamo a cercare gli amici. La nostra vacanza si viveva soprattutto in piazza. Una piazza piena di alberi, fresco e polvere, senza pericoli. In questa piazza, il sabato, veniva fatto il mercato, allegria e chiasso degli ambulanti che ormai anche loro facevano parte del paese, conosciuti da tutti per nome. 


Mi ricordo di uno molto simpatico che chiamavano “Celentano”, vendeva mutandine e un paio se le metteva sempre in testa. Tutte le mattine venivamo svegliati dal vocio delle donne al lavatoio che lavavano le lenzuola degli alberghi e i panni dei bagnanti, in gran quantità. Io mi divertivo ad aiutarle a strizzare le lenzuola che si giravano io da un verso e la signora da un altro. 


Per me era un gioco divertente, per la signora era un grande aiuto. La disperazione di madre era Maria Di Gnagna. la proprietaria di una baracchina in piazza, piccola ma piena di chicchi, “troiai” per i nostri denti. Poi c'era il gelato di Ciro, le scarpe da Libero, le biciclette del Baricci e la Pergola dove i grandi andavano a ballare e noi bambini ci divertivamo a guardare. Quando ci appoggiavamo per la stanchezza del gioco qualcuno diceva sempre “l'appoggini li vende Bindi”. Nella piazza, d'estate, veniva una giostra con il tiro a segno e i bigliardini, divertimento assicurato, musica e tanta allegria. Al mare, al di là dei ponti, la piccola spiaggia sembrava nostra. Noi ragazzi facevamo mega piste per giocare con le palline.



 L'amicizia forte, però, si sgretolava per la Festa. Io tifavo per La Piazza (coccarda verde/bianca), Giuliana per La Portaccia (coccarda rossa/gialla). Per tutta la durata della Festa nemiche, finita la festa di nuovo amiche sincere. Gli svedesi, tanti, tantissimi, da fare tante amicizie al villaggio Riva del Sole. Io sapevo contare fino a dieci e dire alcune parole. Mi davo un sacco di arie per questo. La colonia nella scuola elementare, pure quello un bel ricordo, ci mettevamo su un muretto della scuola e facevamo amicizia con quei bambini e giocavamo con loro anche se c'era un muro che ci divideva. Non posso dimenticare il cornetto alla cioccolata e la pizza al taglio all'angolo della piazza con l'entrata sulla fiumara, buonissimi. Poi Il Faro, un locale grandissimo dove venivano i cantanti e dove mia madre mi portò a vedere Claudio Villa. 



Il cinema all'aperto dove io pativo un sacco di freddo, ma era a due passi da casa ed era bello stari lì con l'aria del mare e l'umido delle piante. Mi dava sempre un gran senso di libertà. Le Paduline un luogo allora pieno di zanzare e spazzatura, vederlo adesso sembra un miracolo. Poi c'era Diamantina che aveva il negozio di cartoleria e un cane di nome Lessie che io amavo molto. Girate in bici sul lungomare avanti e indietro senza stancarsi mai. Al faro rosso si poteva andare, al faro blu era pericoloso, perché per raggiungerlo si doveva andare sugli scogli. Quante avventure. Alla fine della vacanza solo lacrime che ancora inumidiscono la piazza. E si aspettava con ansia di ritornare l'estate successiva.

Annalisa Lino