Le Zizzole del Giuggiolo

Castiglione della Pescaia: 

IL pero fa le pere, il melo fa le mele, il fico i fichi, il pesco le pesche ...... ma, invece, il Giuggiolo fa le Zizzole !!!???? MAH ???!! Si, è così,  e poi come le fa buone!

Le Zizzole sono una vera botta di salute, ricchissime di vitamina C, di calcio, potassio, sodio e manganese.
Un frutto che dona salute e energia ha un alto livello di carboidrati solubili.

Lenitivo, antifiammatorio e quasi miracoloso per le patologie respiratorie. I semi invece hanno proprietà sedative.

Le Zizzole sono presenti in quasi tutti i territori della Maremma.  Queste nella fotografia le ho appena colte a Castiglione della Pescaia. Ma in generale sono un must della Toscana, Toscana in cui è nato l'uso del modo di dire " andare in un brodo di giuggiole ". Andare in un brodo di giuggiole è un toscano remake per dire "andare in solluchero" ovvero uscire di sé dalla contentezza.

Pensate un pò quanto sono buone queste Giuggiole!! E dalle giuggiole viene fatto un liquore, il famosissimo Brodo di Giuggiole, quello che ci fà uscire pazzi dalla felicità.  Di cui pubblicheremo presto la ricetta passo dopo passo .... comprese le foto della gioia che seguirà la degustazione :)

Questo termine compare nella letteratura nel 1881, quando Pietro Fanfani e Costantino Arlia nel "Lessico dell'infima e corrotta italianità" stilarono tutti i corretti usi delle espressioni con la parola giuggiole:

"Dicono Andare in broda di giuggiole per Godere di molto di chicchessia,Averne somma compiacenza, Sdilinquire dal piacere, ma dicono male; rettamente s'ha a dire Andare o Andarsene in broda di succiole, che è l'antico modo Andare in brodetto o in guazzetto, perché le giuggiole non si lessano, come le castagne o marroni sbucciati, che si dicono succiole, o più comunemente ballotte; e se le si cuociono, se ne fa con altri ingredienti una scottatura per la tosse, non si fa una broda".
castiglione della pescaia specialità



Nella cultura molte le citazioni letterarie :




" Narra Omero (Odissea, libro IX) che Ulisse e i suoi uomini, portati fuori rotta da una tempesta, approdarono all'isola dei Lotofagi (secondo alcuni l'odierna Djerba), nel nord dell’Africa. Alcuni dei suoi uomini, una volta sbarcati per esplorare l'isola, si lasciarono tentare dal frutto del loto, un frutto magico che fece loro dimenticare mogli, famiglie e la nostalgia di casa. È probabile che il loto di cui parla Omero sia proprio lo Zizyphus lotus, un giuggiolo selvatico, e che l'incantesimo dei Lotofagi non fosse provocato da narcotici ma soltanto dalla bevanda alcolica che si può preparare coi frutti del giuggiolo.
Una specie affine, lo Zizyphus spina-christi, è ritenuto dalla leggenda una delle due piante che servirono a preparare la corona di spine di Gesù. L’altra sarebbe ilPaliurus spina-christi.Pare che per gli antichi Romani il giuggiolo fosse il simbolo del silenzio, e come tale adornasse i templi della dea Prudenza. In Romagna e in altre regioni, in molte case coloniche era coltivato adiacente alla casa, nella zona più riparata ed esposta al sole. Si riteneva che fosse una pianta portafortuna.Secondo gli scritti di Erodoto, le giuggiole potevano essere usate, dopo aver fermentato, per produrre un vino, le cui più antiche preparazioni risalgono a Egizi e Fenici.Ad Arquà Petrarca, comune veneto dove i giuggioli sono ancora piantati nei giardini di molte abitazioni, le giuggiole sono utilizzate per realizzare ottime confetture, sciroppi, e il famoso brodo di giuggiole, un antico liquore. I frutti del giuggiolo hanno un blando effetto lassativo. "
(tratto da Wikipedia: Ziziphus jujuba)